Come insegnare a parlare

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Dott.sse Valentina Ippolito, Valentina Sabbia, Catia Carillo, Logopediste.

Nel momento in cui il bambino nasce, inizia in lui un processo che ha del meraviglioso, un processo che tutti noi diamo per scontato: lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione.  Questa capacità ha garantito all’uomo una continua e costante evoluzione, dandogli l’esclusiva della parola.

Quanto è dovuto alla natura, alla nostra eredità genetica e all’ambiente di sviluppo?

Sappiamo che i bambini hanno fin dalla nascita speciali meccanismi o particolari sezioni del cervello che si occupano dello sviluppo del linguaggio e che per questo l’uomo sembra avere capacità che altri esseri viventi non hanno… ma avere speciali capacità non basta a garantire lo sviluppo del linguaggio, è necessario infatti che i bambini abbiano relazioni sociali con altri esseri umani! Devono avere qualcuno che parli con loro e che giochi con loro. I bambini imparano a parlare imitando gli altri e ascoltando, soprattutto i genitori.  Preferiscono voci e volti umani ad altri suoni, ma ciò non significa che ascoltare chi parla con loro o la televisione sia sufficiente, devono avere scambi linguistici con altre persone. Le relazioni interpersonali sono alla base dello sviluppo linguistico dei bambini.

Fino a 6 anni il bambino impara ascoltando, quindi sicuramente il miglior modo per comunicare con lui è favorire un linguaggio, non quello della televisione, ma quello della madre, del padre o di chi gli sta vicino.

Come abituare il bambino all’ascolto?

Fino a 2 anni vanno cantante canzoncine, filastrocche nel momento della pappa, o quando si riscalda il latte o si gioca durante il bagno, perché oltre ad educarli all’ascolto, generano un ricordo, o più tecnicamente una memoria e quindi andiamo a stimolare una delle abilità cognitive fondamentali per l’apprendimento (il linguaggio è pur sempre un apprendimento!). Non è importante fino a 2 anni avere una bella voce, ai bambini importa il fatto che si giochi insieme a loro. Una delle cose più importanti per aiutare la comunicazione è proprio questo: il gioco! E spesso noi adulti ci dimentichiamo come giocare o siamo troppo stanchi per farlo: bisogna ridere, scherzare, divertirsi fino ad arrivare allo stesso livello del bambino in tutti i sensi. Se il bambino è sdraiato a terra ci sdraiamo con lui, cambiamo tono della voce, giochiamo con lui proprio come facevamo noi quando eravamo bambini.

Molto carini da utilizzare sono i giocattoli sonori che si trovano in molti negozi di giocattoli, o con il telefono, facendo finta di fare una conversazione con un telefono finto; oppure ancora si possono utilizzare giochi in legno, puzzle, giochi di incastro, mettere le storie in sequenza.

Importantissimo è raccontargli le storie e per farlo è necessario in questa fase che la madre abbracci il bambino e leggano insieme: le storie sono formate da frasi collegate insieme tra loro e con l’ascolto nel bambino si genera anche qui una memoria cosicché quando sarà pronto per parlare, avrà una struttura narrativa da poter imitare, perché il linguaggio ripetiamo è imitazione!  Al bambino va ripetuta anche la stessa storia, un mese o se necessario per due mesi, all’inizio cercando di farsi guardare tanto in viso. Se poi facciamo un lungo viaggio e quindi abbiamo bisogno di stimolare il bambino per lungo tempo, esistono dei giochi sull’Ipad: di percorsi, di logica, memory e sono sicuramente preferibili ai giochi in cui il bambino deve solo premere tante volte un tasto per pulire o distruggere personaggi, muovere macchinine, perché il cervello non viene stimolato in nessuna abilità cognitiva.

Come e quando correggere il bambino se sbaglia una parola o non si fa capire?

Un consiglio che diamo ai genitori è non dire “No hai sbagliato! Non si dice così!” Ma piuttosto, se il bambino indica col dito un bicchiere o non si fa capire verbalmente: “Ah! Volevi dire bicchiere!” Magari allungando la prima o la seconda sillaba a seconda di quanto sia lunga la parola.

Per poter poi andare a scuola, bisogna dare al bambino la possibilità di imparare il linguaggio e di concluderlo, dargli quel tempo per elaborare la fonologia, cioè come dico e sistemo le lettere tra loro, perché l’italiano è una lingua trasparente come si parla così si scrive. Se gli insegniamo a parlare, ma non gli diamo il tempo di poter elaborare e di poter mettere in ogni ambito del linguaggio quel suono o quella struttura grammaticale, poi mi aspetto qualche insuccesso già in prima elementare, soprattutto nel dettato, ma anche nella produzione spontanea. A sostenere tutto questo lavoro è la memoria: la memoria è un’abilità complementare agli apprendimenti per noi fondamentale. Insieme alla memoria si stimola l’attenzione visiva e l’attenzione uditiva, importante per poter capire e per poter ricordare ciò che stai dicendo, perché molti bambini dimenticano ciò che stai dicendo pur non avendo nessuna patologia che possa giustificare tutto ciò .

Infine ultima cosa ma non per questo meno importante è dire che ogni cosa che il bambino mangia nei primi anni di vita contribuisce al suo sviluppo e alla sua crescita mettendo le basi per la sua salute fisica e articolatoria. Per questo è necessario anche istruire i genitori sul fatto che le azioni motorie compiute durante la masticazione e altre funzioni alimentari, sono fondamentali per lo sviluppo fisiologico corretto delle funzioni svolte dal distretto facciale (respirazione, deglutizione, alimentazione, mimica facciale e articolazione del linguaggio) ed ancora, sull’importanza della modalità e della qualità degli ausili usati durante somministrazione dei nutrienti (biberon, cucchiaini, bicchieri etc.) perché se usati senza errori e per i tempi appropriati, aiutano a determinare la giusta evoluzione delle tappe di sviluppo della funzione alimentare in toto, un corretto sviluppo delle strutture anatomiche del volto (arcata dentale, ossa del palato, ossa degli zigomi, articolazione temporo-mandibolare) perché muscoli implicati nella masticazione sono gli stessi articolatori del linguaggio!